Una storia di odontoiatria forense

In questo articolo che andiamo a proporvi verrà descritto un altro caso di “lesione neurologica”, apparentemente simile al caso precedente (che si può consultare cliccando qui) ma in realtà completamente diverso. In questo caso l’insulto al nervo Alveolare Inferiore avviene durante una procedura chirurgica di inserimento impiantare.

La genesi della lesione è correlata all’atto Chirurgico, quindi e come nel caso precedente iatrogena, ma in questo caso la procedura potrebbe essere stata eseguita in modo leggermente impreciso originando involontariamente una lesione neurologica più importante. Quindi ad una sintomatologia iniziale simile al caso precedente, ma causata di un evento lesivo diverso, corrisponderà un diverso percorso terapeutico e con tempi diversi per il ripristino della sensibilità.

Il Caso della Maestra e Flautista

Buongiono Signora, sono Stefano Pettazzi.. prego si accomodi, ci mettiamo alla scrivania … iniziamo a parlare della Sua storia Odontoiatrica e poi la visiterò…come prima cosa deve raccontarmi quello che ricorda della seduta durante la quale sono stati inseriti gli impianti e poi guerderemo i documenti che ha portato” sono le mie solite parole di benvenuto al paziente.

Buongiorno a Lei Dottore e piacere di conoscerla … sono Erica XXX… scusi se un pò sbiascico… come Le ho detto la prima volta che ci siamo parlati telefonicamente ho trovato i Suoi riferimenti, su consiglio del mio Dentista, nella sezione dei Consulenti Tecnici del sito del Tribunale di Milano … in realtà ho trovato anche altri nominativi di Medici ma ho visto che Lei ha conseguito un master in Odontologia Forense e il Suo Studio è comodo da raggiungere … poi la Sua Assistente al telefono mi è sembrata simpatica, così ho deciso di venire qui …ne ho anche approfittato per bere un caffè in Piazza Gae Aulenti, proprio qui davanti…ci viene spesso mia figlia con gli amici, io da quando sono rimasta vedova esco poco ed è stata un’occasione per… ma… a parte questo… come dicevo è stato il mio Dentista, quello che mi ha fatto l’intervento, a consigliarmi di guardare il sito del Tribunale per trovarmi un dentista “legale”, che potesse aiutarmi a far valere i miei diritti, ha detto Lui… io non sapevo esistesse la figura dell’Odontologo Forense … io pensavo che potesse fare tutto il mio Dentista, visto che mi ha detto che ha l’Assicurazione che serve proprio in questi casi, ma mi ha anche detto che lui non è esperto nella valutazione”.

Beh.. mi sembra che il Suo Dentista Le abbia dato dei buoni consigli e mi sembra siate rimasti in buoni rapporti nonostante l’accaduto, e questa è una ottima cosa. Mi racconti la vicenda”.

E’ semplice, dopo l’intervento per mettere 2 impianti, ormai quasi 2 mesi fà, non ho più sensibilità quì (indicando una zona del labbro inferiore), e sento come le formiche o una piccola scossa, ma non sempre.

Cosa dice l’Odontologo forense

Da questo inizio possiamo iniziare a capire cosa possa essere successo. Interessante notare preliminarmente come sia stato lo stesso Odontoiatra che ha eseguito l’intervento implantare a suggerire alla Paziente di sottoporsi ad una visita presso un Odontologo Forense al fine di ottenere una dettagliata descrizione della situazione attuale, ovvero quella che a volte viene definita la “fotografia” del caso, al fine di poter correttamente valutare se si sia in presenza di un eventuale profilo di responsabilità professionale per determinazione di danno iatrogeno in rapporto causale con l’intervento effettuato, ed in caso affermativo quale possa essere la quantificazione dell’eventuale danno in funzione di un eventuale possibile risarcimento.

La figura di un Dentista che si occupi della parte “legale” dell’Odontoiatra, che si rapporta con la Medicina Legale, le Assicurazioni, gli Avvocati e i Tribunali, esiste da molto tempo, tanto che l’Università di Firenze in collaborazione con A.N.D.I. (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) prepara tali Professionisti proponendo, da più di 15 anni, un Master di II livello in Odontologia Forense dove io stesso sono stato formato. La dizione “Odontoiatria e Odontologia Forense” è invece più recente e compare fra le Specializzazioni Odontoitriche riferite all’Albo dei Medici nella Legge 4 Agosto 2023 N° 109 e riguardante le disposizioni per la composizione degli Albi dei Consulenti Tecnici d’Uffico presso i Tribunali.

Cosa dice l'Avvocato

In casi come quello in esame, dove si sospetta una malpratica odontoiatrica, l’intervento di un avvocato è fondamentale per tradurre la quantità di danno subito dal paziente in un equivalente monetario di risarcimento. Questo processo implica l’utilizzo di apposite Tabelle, che forniscono linee guida per la quantificazione dei danni non patrimoniali, come il danno biologico, morale e esistenziale.

La Legge Gelli-Bianco, che regola la responsabilità professionale nel settore sanitario in Italia, gioca un ruolo importante in questi casi, dal momento che stabilisce i criteri per determinare la responsabilità medica e odontoiatrica e le procedure per il risarcimento dei danni. Un avvocato specializzato in diritto sanitario si baserà su questa normativa per valutare la responsabilità del professionista e per guidare il paziente attraverso il processo legale di richiesta di risarcimento.

L’avvocato, inoltre, collabora strettamente con l’odontologo forense per ottenere una valutazione dettagliata del danno. La documentazione clinica e la valutazione dell’esperto forense sono essenziali per costruire un caso solido. Questo processo aiuta a stabilire un collegamento chiaro tra l’intervento odontoiatrico e il danno subito dal paziente.

Dunque Sig.ra Erika, le sono stati inseriti degli impianti e adesso Lei riferisce di aver perso un pò di sensibilità. Però Le devo chiedere di raccontarmi meglio quale era la situazione prima dell’intervento, cosa è accaduto il giorno dell’intervento e chi lo ha eseguito”.

Allora, il giono dell’intervento stavo bene, avevo appuntamento e sono andata da Vittorio che mi ha tolto 1 dente e messo 2 impianti.

Aspetti un attimo Erica, chi è Vittorio?”.

Ah si, certo, ha ragione … io sono nata e tutt’ora vivo a ZZZZ, lo conosce ? Un bel paese appena fuori Milano, è una piccola realtà… ci si conosce un pò tutti … e poi io sono una delle Maestre della Scuola Elementare e Vittorio è stato mio allievo! Fin da piccolo un bravo bambino, poi è cresciuto fino a diventare il nostro Dottore Dentista ..un vanto per il nostro Paese… e poi non è andato via come altri ragazzi, ha aperto uno Studio Dentistico in Paese …però, vede..faccio fatica a chiamarlo Dott. YYYY, per noi è sempre Vittorio”.

L’inizio dell’indagine sembrava insidioso, poi però, con l’aiuto di domande “mirate”, si riesce a capire quanto successo: la Sig.ra Maestra/Erica si era recata dall’ex allievo/ora Dott. Vittorio per un dolore causato dalla rottura di un molare inferiore ed una RX aveva evidenziato i segni di una frattura verticale della radice. L’Odontoiatra programmava ed eseguiva quindi una seduta di chirurgia orale nella quale procedeva all’avulsione del molare fratturato e contemporaneamente all’inserimento di un impianto in quella sede e di un ulteriore impianto in sede adiacente per rimpiazzare un secondo molare perso qualche anno prima.

Guardi Dottore che Vittorio mi ha dato tante carte da farle vedere, ed ha scritto un foglio proprio per Lei” mi dice Erika.

Rimango un pò sorpreso .. e leggo una dettagliata descrizione tecnica di tutto l’intervento effettuato, con alcune note del Collega a suggerirmi 2 momenti chiave che potrebbero spiegare quanto accaduto.

Cosa dice l’Odontologo forense

Per poter valutare quanto successo in ipotesi di terapia causativa di eventuale danno, l’odontologo forense ha necessità di capire, in modo tecnico, a quali passaggi terapeutici è stato sottoposto il paziente; per fare questo risulta di grande utilità poter visionare il diario clinico del Paziente in oggetto. In ambito di Libera Professione il “diario/scheda clinica” è una scrittura privata che l’Odontoiatra compila come pro-memoria delle attività diagnostoche e terapeutiche svolte nelle varie sedute con il Paziente.

Anche se non vi sono norme che obblighino il Curante a redigere questo “diario” in ambito di attività libero professionale, la “scheda clinica” Odontoiatrica rappresenta tuttavia una evidenza di comportamento diligente che favorisce l’Odontoiatra nel poter “dimostrare” le scelte terapeutiche effettuate e la loro corretta esecuzione. Di solito contiene i dati identificativi del Paziente e quelli del o degli Operatori, i moduli di anamnesi medica e odontoiatrica, l’esame obiettivo e la documentazione iniziale del caso con RX/foto/ modelli, il piano di terapia con relativi consensi, il preventivo dei costi e il “Diario” vero e proprio con elencati, in riferimento alla data di esecuzione e all’Operatore, i vari trattamenti cui è stato sottoposto il Paziente.

Cosa dice l'Avvocato

Nel contesto legale, è fondamentale comprendere la differenza tra la cartella clinica ospedaliera e il diario clinico privato, come quello menzionato nel caso di specie. La cartella clinica ospedaliera è un documento ufficiale che registra in modo dettagliato tutte le informazioni relative al trattamento di un paziente in un contesto ospedaliero. È regolamentata da normative specifiche e deve rispettare standard rigorosi in termini di accuratezza e completezza.

Giuridicamente, la cartella clinica ospedaliera è considerata un atto pubblico di fede privilegiata, con implicazioni legali significative in caso di falsità ideologica o materiale.

Al contrario, il diario clinico privato, utilizzato in ambito di libera professione, come nel caso di un odontoiatra, pur avendo una rilevanza pubblicistica, non è equiparabile a un atto pubblico e non fornisce la “piena prova” ai sensi del codice civile (art. 2700 c.c.). Rappresenta una scrittura privata che serve come testimonianza importante delle scelte terapeutiche effettuate e della loro esecuzione, può fornire elementi importanti riguardo alle procedure eseguite, alle decisioni prese dal professionista e alla comunicazione con il paziente.

E’ appena il caso di evidenziare, come la corretta compilazione della documentazione clinica è un dovere del medico, sia in ambito ospedaliero che nella libera professione. Una documentazione incompleta o inaccurata può portare a conseguenze legali per il sanitario, che potrebbe trovarsi nell’impossibilità di dimostrare l’adeguatezza delle cure fornite e la conformità agli standard professionali. Questa situazione se può complicare la difesa del sanitario, non influenzerà negativamente la capacità del paziente danneggiato di avanzare la propria richiesta di risarcimento.

L’avvocato e i suoi ausiliari tecnici, si basano sull’analisi di questa documentazione per valutare l’eventuale responsabilità del professionista e in tal caso perseguire un risarcimento adeguato per il paziente. La qualità della documentazione clinica può quindi avere un impatto diretto sul successo di un’azione legale.

A volte si fa fatica a visionare una scheda clinica “decente” mentre in questo caso, oltre ad un preciso diario clinico e una serie di varie RX, mi trovo un riassunto tecnico con una plausibile spiegazione di quanto accaduto già scritta dall’Operatore. D’altronde, chi meglio di colui che ha eseguito l’intervento può descrivere tecnicamente quanto successo durante l’intervento stesso?

Lo scritto del Collega racconta, oltre ad una estrazione difficile del primo molare con necessità di osteotomia, che durante la fase di preparazione della sede dell’impianto si era verificato un improvviso cedimento osseo che potrebbe aver portato la fresa a toccare il nervo Alveolare Inferiore; dunque gli almeno 2 millimetri che la norma prudenzialmente richiede come distanza di rispetto fra la fresa e il nervo si erano forse annullati. L’Odontoiatra terminava l’intervento con il posizionamento della fixture implantare e con una RX endorale che mostrava un contatto tra l’apice dell’impianto e il canale mandibolare che contiene il nervo; per questo motivo procedeva immediatamente a “svitare” l’impianto per farlo risalire di circa 1 millimetro. La paziente veniva dimessa con le solite raccomandazioni, compresa quella di effettuare una telefonata in studio verso le ore 18 per verificare telefonicamente la situazione. Alle ore 18 precise Erica telefonava in studio riferendo che non aveva avuto grandi fastidi ma che l’anestesia era passata dappertutto tranne che in un “francobollo” di cute di labbro e mento.

Il giorno seguente il Dott. YYYY constatava il permanere di una piccola area di insensibilità ed eseguiva una nuova lastra di controllo che confermava comunque la distanza fra il tetto del canale mandibolare e l’impianto. Seguirono una serie di controlli ravvicinati che tuttavia evidenziavano una situazione solo lievemente migliorata nonostante la terapia Farmacologica suggerita, motivo per cui il Curante procedeva ad inviare una comunicazione di sinistro alla propria Assicurazione ed invitava la Paziente a contattare un Odontologo Forense per la valutazione di Parte.

Cosa dice l’Odontologo forense

Ascoltato il racconto dell’accaduto, visionati i tanti documenti e letto quanto indirizzatomi dal Collega non rimane che confermare o smentire, una volta visitata la Paziente, il persistere a distanza di circa 2 mesi dall’intervento di una zona di anestesia/ipoestesia in corrispondenza del territorio di innervazione del Nervo Alveolare Inferiore, e valutare causalmente la sua insorgenza a seguito dell’intervento implantare eseguito.

Risulta quindi corretto il suggerimento del Curante di eseguire una visita di Odontologia Forense per eventualmente ottenere quella che viene definita Consulenza Tecnica di Parte, ovvero la “certificazione” da parte di un professionista di fiducia del/la Paziente, e che viene all’uopo incaricato, della eventuale presenza di un Danno Biologico e della eventuale esistenza di un Nesso di Causa tra la terapia eseguita e la sintomatologia riscontrata; nel caso si sia in presenza di entrambi, ovvero Danno Biologico e Nesso di Causa, ulteriore valutazione sarà la “quantificazione” biologica del danno in termini di invalidità temporanea e permanenete.

Cosa dice l'Avvocato

Nel caso di Erica, la determinazione del nesso di causa tra l’intervento odontoiatrico e il danno subito è fondamentale per avviare un’azione legale volta a ottenere un risarcimento. La documentazione fornita dal dentista, compresa la descrizione tecnica dell’intervento e delle complicazioni, insieme alla valutazione dell’odontologo forense, servono proprio a stabilire se l’intervento ha effettivamente causato il danno. Senza un chiaro nesso di causa, la possibilità di richiedere un risarcimento diventa significativamente più complessa.

L’odontologo forense, incaricato dalla Paziente, ha il compito di valutare in modo indipendente e obiettivo il danno subito e di stabilire se esiste un collegamento diretto con l’intervento eseguito. Questa valutazione include l’analisi delle tecniche utilizzate, delle eventuali complicazioni e della gestione post-intervento. La conclusione dell’odontologo forense fornisce una base essenziale per dimostrare la sussistenza del nesso di causa e formulare una conseguente richiesta di risarcimento.

Se viene stabilito un nesso causale tra l’intervento e il danno subito dalla paziente, emerge un caso di responsabilità professionale. In questa situazione, l’avvocato assiste la paziente nel percorso legale per ottenere un risarcimento adeguato in relazione quanto accaduto, tentando, in prima istanza, un procedimento di mediazione/conciliazione con il Professionista e la Sua Assicurazione.

In definitiva, la valutazione accurata del danno e la dimostrazione di un collegamento diretto tra il trattamento sanitario ricevuto e il danno subito sono essenziali per stabilire la eventuale responsabilità professionale e per ottenere un risarcimento adeguato.

Bene Sig.ra Erica, adesso ci spostiamo alla poltrona del riunito per la visita”.

Già durante il saluto iniziale ed il colloquio si era evidenziata una piccola deviazione del labbro inferiore durante l’eloquio. All’esame obiettivo, eseguito ad occhi chiusi, si evidenzia sulla cute dell’emilabbro inferiore e del mento una zona alta circa 2 centimetri e larga 1 centimetro di diminuita o assente sensibilità tattile e dolorifica che viene delimitata con matita dermografica e poi fotografata.

Mentre controllo le fotografie Erica mi dice: “ vede Dottore, se non fosse perchè ogni tanto sento un fastidio o le formiche, non sarebbe neanche tanto da lamentarsi.. anzi, all’inizio facevo più fatica anche a bere, ma adesso sto migliorando.. la cosa che mi dà più fastidio è che non riesco a suonare il mio flauto, mi sento a disagio, in imbarazzo… così non vado più alle prove ..le ho già detto che suono nella Banda del mio Paese? Ho cominciato per fare un po’ di lezione di musica ai miei alunni e poi mi sono appassionata..

Quindi ha studiato musica ?

Noo.. studiato è una parola grossa.. sono andata ad imparare da Gianni … è lui che dirige la Banda del Paese..la musica è diventata per me un bel modo di stare in mezzo alla gente.. poi da quando sono rimasta sola mi allevia la sofferenza… aspetto proprio i giorni delle prove che facciamo durante tutto l’anno, per tenerci in allenamento.. non vogliamo fare brutta figura alle varie Feste o Sagre !!”.

Personalmente mi piacciono molto le Sagre, ci sono spesso andato con le mie figlie; un bell’ambiente ..sano e amichevole… tornando alla Sua situazione Le dirò che concordo con quanto ha ipotizzato il Collega Dott. Vittorio YYYY, purtroppo durante l’intervento si è verificato un piccolo insulto al nervo che passa all’interno della mandibola, ma il Suo Dentista ha gestito correttamente i controlli post chirurgia e la terapia farmacologica. Ora non ci resta che aspettare ancora qualche mese per verificare se, come credo, ci saranno dei miglioramenti. Non escludo che la sensibilità possa anche tornare QUASI normale. Qunidi consiglio di aspettare ancora alcuni mesi per poi verificare in modo definitivo la situazione. Nei prossimi giorni Le preparerò la prima sezione della Relazione di Consulenza Tecnica di Parte dove inizierò ad inserire i parametri specifici della valutazione della Sua vicenda, e che sarà poi implementata dopo il nostro prossimo incontro che fissiamo fra qualche mese. Adesso però, se ha pazienza 10 minuti, vorrei scrivere una breve “anteprima” di quanto metterò nella Relazione per il Suo ex allievo/Dott. Vittorio, ma soprattutto lo ringrazierò per essere stato così gentile nell’avermi messo a dsposizione tutti i documenti che Lei ha portato.

Cosa dice l’Odontologo forense

Nel caso in questione sarà necessario che l’Odontologo Forense tenga in debito conto non solo i parametri strettamente “biologici” della lesione, che in questo caso sarà “semplice” valutare grazie anche alla documentazione messa subito a disposizione dal Curante, ma evidenzi chiaramente nella Relazione Tecnica di Parte quanto impatti sulla vita di relazione di questa Paziente la lesione neurologica al labbro che le sta impedendo di suonare il Flauto, non solo strumento musicale in una attività ludica, ma un mezzo importante per la socializzazione ed il benessere psicologico della Paziente.

In questo caso, infatti, la lesione riportata al Nervo Alveolare Inferiore certamente causa una modificazione peggiorativa, che probabilmente andrà progressivamente risolvendosi, della preesistente condizione psico+fisica della persona e quindi un Danno Biologico almeno Temporaneo. All’accertamento della menomazione l’Odontologo Forense, tramite la Relazione Tecnica di Parte, dovrà : 1) valutare attentamente il danno biologico e 2) descrivere in modo preciso le condizioni soggettive del danneggiato e certificarne la congruità con quanto occorso per dare impulso al Giudice al fine di valutare se ricorrano gli estremi del danno dinamico-relazionale speciale.

Cosa dice l'Avvocato

Nel caso di Erica, la valutazione del danno dinamico-relazionale è fondamentale per determinare l’entità del risarcimento. Questo tipo di danno si riferisce all’impatto della lesione sulla vita sociale e relazionale del paziente, che va oltre il semplice danno biologico. Nel caso specifico, l’incapacità di Erica di suonare il flauto nella banda del paese non è solo una perdita di un’attività ludica, ma influisce significativamente sulla sua socializzazione e benessere psicologico.

Il giudice ha la discrezione di aumentare il risarcimento in base alla valutazione del danno dinamico-relazionale. Questa valutazione è influenzata dalla relazione del consulente tecnico di parte, che descrive e certifica la congruità del danno con l’evento lesivo. Il giudice considera questa relazione, insieme alle prove e testimonianze presentate, per determinare se il danno subito dal paziente merita un risarcimento maggiore rispetto a quello strettamente biologico.

L’odontologo forense svolge un ruolo cruciale nel valutare il danno biologico subito da Erica. Questa valutazione include l’analisi delle lesioni fisiche e delle loro conseguenze sulla salute del paziente. La relazione dell’odontologo forense fornisce una base scientifica e tecnica per la valutazione del danno, che è poi utilizzata nell’ambito legale per stabilire il risarcimento. Questa relazione dovrebbe includere non solo una descrizione del danno fisico, ma anche una valutazione dell’impatto di questo danno sulla vita quotidiana e relazionale del paziente.

In situazioni simili, come nel caso di Erica, l’assistenza di un avvocato specializzato è fondamentale per garantire che tutti gli aspetti del danno, sia fisici che dinamico-relazionali, siano adeguatamente rappresentati e valutati.

Se pensi di aver subito un danno a seguito di trattamenti odontoiatrici e credi che questo abbia influenzato significativamente la tua vita quotidiana e sul il tuo benessere, ti invitiamo a prendere in considerazione una consulenza legale presso il nostro studio. Per ulteriori informazioni o per richiedere un colloquio clicca il pulsante qui sotto.

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