Chirurgia estetica e risarcimento danni: Cosa fare se il chirurgo sbaglia?

Ti sei sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica e i risultati ottenuti non sono stati quelli sperati?

Ti stai chiedendo se esiste la possibilità di un risarcimento o di ottenere un rimborso per le spese che hai dovuto sostenere?

Magari, oltre alla restituzione del compenso pagato, vuoi sapere se e come ottenere il risarcimento dei danni subiti, dal momento che, molto probabilmente, in seguito all’operazione, può essersi verificata un’infezione e hai dovuto subire un’ulteriore intervento o dovrai sottoporti ad un nuovo trattamento.

Vediamo, quindi, in questo articolo cosa far in questi casi e quali sono le condizioni per ottenere un risarcimento danni nei casi di un intervento di chirurgia estetica mal riuscito.

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Gli interventi di chirurgia estetica e di chirurgia plastica sono diventati ormai all’ordine de giorno; molte persone, infatti, uomini e donne, si affidano alle abili mani dei chirurghi per eliminare qualche imperfezione, difetto o per sentirsi meglio con il proprio corpo.

Ad una domanda sempre più consistente di prestazioni chirurgiche di questo tipo, si accompagna fisiologicamente un aumento delle richieste di risarcimento connesse ad eventuali errori operati dal chirurgo, ovvero all’insoddisfazione per il risultato ottenuto.

Accade di frequente, infatti, che se molti interventi ottengono l’effetto sperato, altrettanti si rivelano mal riusciti, trasformandosi in un vero e proprio incubo per il paziente, con conseguenze invalidanti sia sotto il profilo fisico che psicologico.

Secondo la letteratura scientifica più accreditata, i numeri sono a dir poco allarmanti: fino al 36 % di pazienti che si sottopone ad un intervento correttivo dopo una mastoplastica additiva, fino al 20% di quelli che riaffrontano una rinoplastica di revisione per correggere i danni causati dalla prima, fino al 30% gli “insuccessi” nella blefaroplastica estetica, ovvero la chirurgia di ringiovanimento delle palpebre (Fonte: quotidianosanità.it).

Le casistiche più rilevanti, maggiormente soggette a richieste di risarcimento danni per negligenza medica, conseguenti agli interventi di chirurgia estetica, possono riguardare:

  • Aumento labbra: Eccesso di volume, errore di proiezione, asimmetria;
  • Blefaroplastica: asimmetria, correzione eccessiva o insufficiente o cicatrici troppo evidenti;
  • Lifting: cicatrici grossolane, eccessiva o insufficiente tensione cutanea e presenza di asimmetrie;
  • Liposcultura: avvallamenti, asimmetrie, caduta di tessuti (per l’eccessivo svuotamento) e buchi;
  • Rinoplastica: avvallamenti, irregolarità nella superficie o asimmetrie;
  • Risultato difforme da quello prospettato;
  • Trapianto capelli: attaccatura innaturale, trapianto cd. “a ciuffi di bambola”, con reimpianto dei capelli a ciuffetti anziché singolarmente.

Quanto ai danni che l’intervento estetico sbagliato può causare nel paziente, sono molteplici le conseguenze negative che ricadono sul soggetto danneggiato; esse possono  riguardano anche gli aspetti non patrimoniali, quelli cioè che provocano sofferenza interiore o pregiudicano la vita di relazione e le attività sociali e lavorative.

Pensiamo ad esempio ai casi in cui il peggioramento dell’aspetto esteriore comporti un’incidenza non indifferente sull’attività lavorativa, come la perdita di un’opportunità o la diminuzione di una determinata capacità professionale.

Emblematico, al riguardo, è il caso di una modella che subisca riduzione di guadagni, perdita dei suoi contatti, limitazioni alla sua introduzione nel mondo della moda e una generale incapacità reddituale derivante dall’intervento chirurgico mal eseguito.

Determinante, ai fini risarcitori, sarà valutare ogni singola situazione, sulla base delle caratteristiche fisiche del soggetto in questione. Per farlo dovranno certamente essere presi in considerazione molteplici elementi, tra cui la condizione fisica del soggetto prima di aver subito l’intervento, il sesso e l’età della persona.

Tutto ciò, non prima di aver compreso (e stabilito) se sa possibile realmente attribuire la responsabilità al chirurgo o alla struttura in cui ha operato, sulla base delle seguenti considerazioni.

Danno da chirurgia estetica: risarcimentoDanno da chirurgia estetica: risarcimento

Va chiarito anzitutto che, nella maggior parte dei casi, i trattamenti estetici, consistono in operazioni non necessarie, che mirano all’eliminazione di inestetismi e non al ripristino della funzionalità di un organo.

In quanto tali, dette operazioni devono essere precedute da un’informazione puntuale e dettagliata sui loro concreti effetti migliorativi dell’aspetto della persona.

Il paziente deve essere informato in maniera completa non solo sull’effettivo conseguimento del miglioramento fisico, ma anche sui rischi di un possibile peggioramento delle sue condizioni estetiche.

La persona che deve decidere se sottoporsi a tali trattamenti, deve cioè poter scegliere in maniera consapevole, sulla base di informazioni puntuali e complete che gli vengono fornite dal medico.

Solo così, se le eventuali complicanze o conseguenze negative non sono state correttamente prospettate, le stesse potranno essere attribuite alla responsabilità del medico.

A tale proposito, secondo un recente orientamento dei giudici di Cassazione (Sez. III, Sentenza n. 12830/2014) “Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all’accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand’anche l’intervento sia stato correttamente eseguito”.

Chirurgia estetica andata male

In caso di chirurgia estetica andata male, qindi, le condizioni per imputare la responsabilità professionale al chirurgo estetico sono essenzialmente tre:

  • In primo luogo la mancata o incompleta informazione che il medico deve fornire al paziente;
  • In secondo luogo, il verificarsi di un aggravamento dell’inestetismo che si mirava a rimuovere o a ridurre con l’intervento (condizione che deve essere dimostrata dal paziente e che prescinde dalla correttezza tecnica del trattamento);
  • In terzo luogo, l’operatività della presunzione che il paziente non avrebbe prestato il proprio consenso se l’informazione gli fosse stata fornita correttamente.

Proprio quest’ultimo aspetto differenzia la responsabilità professionale del chirurgo estetico da quella di un qualsiasi altro medico il cui intervento sia volto alla tutela della salute.

Il paziente, infatti, deve dimostrare che, se fosse stato informato di una particolare complicanza che poi si è concretamente verificata, avrebbe rinunciato a sottoporsi all’intervento.

Possiamo dire che il problema della responsabilità del chirurgo estetico si basa essenzialmente sulla problematica del cd. “consenso informato” reso dal paziente.

Il chirurgo plastico (o estetico) ha l’onere di definire in modo dettagliato il risultato che intende raggiungere a seguito dell’operazione, le modalità dell’intervento, prospettando realisticamente i rischi e le possibili conseguenze pregiudizievoli connesse all’intervento stesso.

Dal canto suo, il paziente, ha l’onere di prestare la dovuta attenzione alle informazioni che gli vengono fornite, al fine di valutare l’opportunità di sottoporsi all’intervento, di cui andrà ad assumere consapevolmente il rischio prospettato dallo specialista, nell’esercizio della propria autonomia privata.

Va tenuto, infine presente che anche concetto di “insoddisfazione”, soggettivo del paziente, perché sia giuridicamente rilevante deve essere strettamente correlato con l’informazione fornita dal medico prima dell’intervento stesso, al momento cioè della sottoscrizione del modulo cd. consenso informato”.

In pratica, a seguito di un intervento di chirurgia andata male occorrerà verificare quello che si mirava ad eliminare (o attenuare) con l’intervento medesimo.

Di conseguenza, la responsabilità del medico per il danno derivatone dipenderà dall’accertamento che il paziente non sia stato adeguatamente informato di tale possibile esito, ancorchè l’intervento risulti correttamente eseguito.

Ad esempio, nella sentenza di Cassazione sopra citata, veniva condannato al risarcimento un medico che aveva effettuato un intervento di chirurgia estetica per la rimozione di un tatuaggio, senza però informare il paziente che l’operazione avrebbe potuto procurargli delle cicatrici permanenti.

Situazione che si è poi verificata procurando un peggioramento delle condizioni estetiche del paziente, senza che lo stesso fosse messo al corrente ed avvisato di questa eventualità.

rimborso chirurgia esteticaRimborso chirurgia estetica

Quando il chirurgo sbaglia l’operazione deve restituire il compenso ricevuto e indennizzare il paziente per le lesioni provocate sul corpo ed alla salute.

I danni che l’operazione sbagliata può causare sono molteplici e riguardano anche gli aspetti non patrimoniali, quelli cioè che provocano sofferenza interiore o pregiudicano la vita di relazione e le attività sociali e lavorative.

Il chirurgo estetico non è obbligato solamente al rimborso della somma corrisposta per l’operazione, ma anche a risarcire al paziente dei danni causati dalla chirurgia estetica, nelle sue componenti sia patrimoniale sia non patrimoniale.

In relazione al danno patrimoniale, dovranno essere tenute in considerazione non solo le spese vive sostenute per effettuare l’intervento (per ottenere quindi il rimborso dell’operazione di chirurgia estetica) ma anche le spese per eventuali menomazioni di tipo psicologico, qualora l’insuccesso dell’intervento estetico abbia causato uno stato tale di prostrazione psicologica da aver reso necessario il ricorso alle cure di un esperto. Sotto forma di lucro cessante dovranno essere risarciti, poi, sia i guadagni che il paziente non ha potuto maturare in quanto degente, sia i profitti a cui questi ha dovuto rinunciare a causa della diminuzione della propria integrità psico-fisica.

In relazione al danno non patrimoniale, potrà trovare risarcimento la lesione dell’integrità psicofisica del paziente, così come risultante a seguito dell’esperimento di specifica consulenza tecnica, secondo specifici parametri di liquidazione comprensivi anche del cd. “danno estetico”.

Infine, nel caso si rendesse necessario un secondo intervento allo scopo di ridurre i danni provocati dal primo, potranno rilevare una serie di ulteriori fattori quali, ad esempio, dal punto di vista patrimoniale,  il maggior onorario per il chirurgo e la nuova  degenza in clinica per il paziente, ovvero, dal punto di vista non patrimoniale, il nuovo possibile trauma psichico del paziente.

Errori di chirurgia estetica a chi rivolgersi

Il primo passo da eseguire al fine di ottenere un risarcimento per danno derivato da chirurgia estetica sarà quello di rivolgerti ad un professionista specializzato in casi di responsabilità medica.

Occorrerà svolgere un’accurata e meticolosa analisi del caso, per avere la conferma medico-legale dei danni subiti e della loro riconducibilità all’operato del medio.

Per non rimanere delusi ed ottenere spiacevoli risultati, sicuramente sarà necessario affidarsi in buone mani esperti nel settore che sappiano stabilire chiaramente i profili di responsabilità che abbiamo visto in questo articolo e siano in grado di determinare con certezza l’ammontare dei danni patiti.

A tal proposito il consiglio è quello di metterti immediatamente in contatto con un team di professionisti, medico legali e specialisti, per ricevere assistenza qualificata.

Lo Studio Legale Forestieri, a tale riguardo, può fare al caso tuo. Puoi cliccare qui per metterti in contatto con lo Studio o per richiedere ulteriori informazioni.

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