Le complicanze neurologiche correlate a terapie Odontoiatriche sono fortunatamente rare, ma sfortunatamente sempre possibili anche in caso di attività comuni, come la terapia della carie, e molto spesso a genesi iatrogena. A differenza di altre complicanze, quelle neurologiche hanno la caratteristica di essere particolarmente invalidanti sotto l’aspetto fisico per il Paziente e sotto l’aspetto psicologico per la diade Paziente /Odontoiatra.

Occorre però sottolineare fin da ora che le complicanze neurologiche non sono sempre e solo correlate ad errori, e quindi a colpa, del Medico Odontoiatra.

Nel caso che andremo a descrivere si tratterà infatti di una complicanza neurologica a seguito di una “semplice” anestesia eseguita per curare una carie.

Il Caso del dott. Gianni

Ore 11 del mattino, il telefono squilla e la mia assistente come sempre risponde: “Studio Odontoiatrico Dottor Pettazzi, buongiorno sono …”, ma non ha il tempo di finire di scandire il solito messaggio che una voce maschile la interrompe subito. “Buon giorno Carmen, sono Gianni, avrei bisogno di parlare con Stefano con una certa urgenza.” “Buongiorno Dottore, in questo momento sta scrivendo i soliti appunti per una relazione di consulenza di un paziente che ha appena finito di visitare, quindi .. anche se so che devo lasciarlo tranquillo per qualche minuto dopo le visite .. vado a vedere. Stia in linea un attimo per cortesia”.

L’assistente entra nel mio studio e mi dice: “scusa se interrompo ma ho in linea il Dott. XXX che vorrebbe parlarti con urgenza, mi sembra anche un po’ agitato”. Il Dott Gianni XXX è un Amico e Collega con il quale ho condiviso un po’ di attività Odontoiatrica “pratica” quando eravamo entrambi giovani neolaureati e ancora oggi ci frequentiamo condividendo spesso la parte di odontoiatria “teorica”, ovvero le serate o le giornate di aggiornamento professionale necessarie ai fini dei punti E.C.M. .

Ciao Gianni, come stai?” il mio saluto. “Ciao, male grazie. Mi sa che ho bisogno dell’Odontologo Forense”, la sua glaciale risposta. “Urca! Che succede?” ribatto, e da quel momento inizia il lungo racconto: “ieri sera mi ha telefonato una paziente, di quelle già apprensive di loro, per dirmi che non le era passata l’anestesia che le avevo somministrato circa 2 ore prima. Le ho detto di stare tranquilla e che ci sarebbe voluto un po’ più di tempo visto che continuava a dire che aveva fastidio e così mi ha obbligato a farle 2 fiale di anestetico! E per una banale prima classe neanche tanto profonda!! Adesso, quindi a distanza di 17-18 ore dalla somministrazione, ha richiamato dicendo che l’anestesia non è ancora completamente passata ed inizio ad essere preoccupato. Le ho chiesto di venire in studio pomeriggio per un controllo. Cosa ne dici?”.

Cosa dice l’Odontologo forense

L’uso dei farmaci anestetici locali è uno dei fattori che ha maggiormente contribuito alla progressione dell’Odontoiatria fino al livello terapeutico odierno. Cure che oggi sono ritenute rutinarie sarebbero impossibili senza tali Farmaci. Come per tutti i Farmaci esistono però dei possibili eventi avversi o delle possibili complicazioni. Di fronte ad una paziente che chiede spiegazioni per il perdurare dell’effetto dell’anestesia occorre che il Medico Odontoiatra che ha effettuato la cura sia in grado di identificare in quale momento della terapia effettuata potrebbe essersi verificato un insulto ad uno dei nervi che gestiscono il cavo orale.

Nel caso specifico, trattandosi della terapia di una carie di Prima classe di Black, ovvero di una carie che interessa la parte di dente dove sono presenti le cuspidi e le fosse che servono per masticare, la procedura di rimozione del tessuto dentale cariato non spiega la sintomatologia riferita dalla Paziente. Il perdurare dell’effetto di insensibilità potrebbe quindi essere dipeso da un qualcosa correlato all’iniezione del farmaco anestetico necessario per effettuare la cura senza fastidio per il/la Paziente.

Cosa dice l'Avvocato

È importante esaminare la situazione anche da un punto di vista legale, in particolare distinguendo tra “eventi indesiderati” e “complicazioni” nel contesto della responsabilità professionale in odontoiatria.

Eventi Indesiderati: Sono incidenti che si verificano durante la prestazione sanitaria e che possono portare a danni per il paziente. Questi eventi possono essere dovuti a errori, negligenze, o circostanze impreviste. Dal punto di vista legale, la presenza di un evento indesiderato non implica automaticamente una responsabilità professionale. È fondamentale valutare se vi sia stata una violazione degli standard di cura accettati e se l’evento era prevedibile e prevenibile.
Complicazioni: Si riferiscono a esiti negativi che possono verificarsi anche quando la prestazione sanitaria è stata eseguita secondo gli standard di cura appropriati. Le complicazioni sono considerate rischi intrinseci di alcuni trattamenti e, di per sé, non indicano una responsabilità professionale. Tuttavia, è essenziale che il paziente sia stato adeguatamente informato sui rischi prima del trattamento (consenso informato).

Dico che hai fatto bene a fissarle un appuntamento di controllo. Adesso però raccontami in modo preciso tutto quello che ti ricordi della procedura che hai effettuato. Parti da quando si è seduta sulla poltrona del riunito.” Il Dott. XXX mi riferisce che si è trattato di una “semplice” otturazione di un molare inferiore, per una carie appena penetrata in dentina in alcuni punti del dente, con unica “complicazione” la sensibilità riferita dalla paziente durante la procedura quando effettuava la rifinitura della rimozione del tessuto cariato, tanto da dover rendersi necessario procedere alla somministrazione di una seconda fiala di anestetico.

Quale farmaco e quale tecnica anestesiologica hai usato per la prima e per la seconda fiala?” è stata la mia richiesta di delucidazioni. Gianni allora specifica il nome del principio attivo che ha usato per la prima fiala e riferisce di aver effettuato una anestesia di tipo plessico, quindi nel fornice gengivale vicino al dente da trattare, senza riuscire però ad arrivare ad un effetto anestetico sufficiente nonostante avesse atteso il normale tempo di inizio dell’effetto del farmaco prima di cominciare il lavoro con il trapano. Dunque era stato necessario effettuare una ulteriore infiltrazione di anestetico locale eseguendo, questa seconda volta, un blocco tronculare del Nervo Alveolare Inferiore al suo ingresso nel canale mandibolare, eseguito seguendo le così dette “Buone Pratiche”. Specifica anche che la paziente avesse riferito come una piccola scossa durante la fase di ingresso dell’ago e poi nel giro di poco tempo aumentare l’effetto anestetico con la tipica sensazione di formicolio alla metà del labbro inferiore omolaterale al sito di iniezione. A quel punto Gianni avrebbe rimontato la diga, perfezionato la procedura di escavazione del tessuto dentale rammollito dalla carie, rimanendo comunque a distanza dal tessuto pulpare, ed infine terminato la procedura con l’otturazione della cavità ed il controllo occlusale.

Data la celerità della seduta la Paziente era stata dimessa ancora sotto l’effetto degli anestetici con la richiesta di evitare di mangiare fino alla normale ripresa della sensibilità. Cosa che però non era avvenuta completamente. “Non ha fatto nulla di diverso rispetto ad altre mille tronculari che ho fatto, ho seguito alla lettera quello che ci hanno insegnato in Università! Però adesso questa Paziente… cavolo !…un danno per colpa mia.. sono dispiaciutissimo! ”.

Cosa dice l’Odontologo forense

Per “buone pratiche” si intendono tutte le pratiche clinico-assistenziali generalmente ritenute efficaci, sicure ed appropriate dalla comunità scientifica internazionale perché basate su solide prove di efficacia o su un generale consenso sulle pratiche consolidate negli anni. Non avendo ottenuto il sufficiente effetto di perdita della sensibilità con la prima somministrazione di anestetico l’Operatore provvede ad una seconda somministrazione cambiando la tecnica anestesiologica. Dal racconto dell’Operatore non emergono elementi che sembrino distaccarsi dalla condotta corretta dell’Odontoiatra “modello” delineato nelle “buone pratiche”.

Mi permetto anche di sottolineare due aspetti: 1) Il Curante correttamente provvede a rivedere a breve distanza di tempo la Paziente per avere una valutazione clinica diretta della sintomatologia attualmente riferita e valutare eventuali necessarie terapie; 2) quanto “pesi” emotivamente non solo sul Paziente, ma anche sull’Odontoiatra, la sensazione di un ipotetico danno causato durante la terapia effettuata. Pur nella convinzione di aver tecnicamente eseguito in modo corretto le varie manovre terapeutiche l’Operatore risulta provato.

Cosa dice l'Avvocato

In relazione al caso presentato e alla situazione descritta, è importante analizzare la condotta del professionista sanitario alla luce dell’articolo 5 della Legge 24/2017. Questa legge fornisce un quadro normativo rilevante per valutare la responsabilità professionale in ambito sanitario.

Conformità alle Linee Guida: Secondo la citata disposizione, i professionisti sanitari devono seguire le raccomandazioni delle linee guida nelle loro pratiche, a meno che non ci siano specificità del caso concreto che richiedano un approccio diverso. Nel caso in esame, l’odontoiatra ha seguito le procedure standard per l’anestesia, adattandosi alle esigenze del paziente.

Buone Pratiche Clinico-Assistenziali: In assenza di linee guida specifiche, i professionisti sono tenuti a seguire le buone pratiche clinico-assistenziali. L’odontoiatra forense ha confermato che il trattamento è stato eseguito in conformità con queste pratiche, indicando un adempimento degli obblighi professionali da parte del Dott. XXX.

Si, tenga comunque presente che, nella valutazione della responsabilità professionale, ogni caso deve essere valutato tenendo conto delle sue specificità; la valutazione finale della responsabilità professionale richiede, infatti, un’analisi approfondita di tutti gli aspetti del caso, inclusa la documentazione clinica e la comunicazione con il paziente.

E’ normale e corretto che tu sia dispiaciuto dell’accaduto, “primum non nocere” ovviamente… però, come si dice, l’incidente fa parte del gioco… sappiamo che è una evenienza molto rara ma che purtroppo può accadere… come hai detto tu, pensa quante tronculari hai fatto senza alcun problema.. ci sarà un motivo se questa è andata diversamente.. sai meglio di me che purtroppo l’anatomia ha della varianti.. quindi la “causa” potrebbe essere quella di una variazione rispetto alla norma… comunque adesso dobbiamo concentrarci sulla diagnosi, sul capire cosa possa essere accaduto e sulla eventuale possibile terapia. Quindi, se non lo ricordi perfettamente, ti consiglio di rivedere su qualche tuo Libro quali sono le modalità per condurre una visita odontoiatrica di tipo squisitamente neurologico… con i vari test che potresti fare in studio oggi pomeriggio quando verrà la paziente.. cerca di rimanere tranquillo e pensa che potrebbe anche dirti che la sensibilità stia migliorando!

Gianni risponde: “ auguriamoci sia così !! ..però non sono per niente tranquillo, anche se tecnicamente credo di aver fatto tutto in modo corretto. I test neurologici un po’ me li ricordo anche perché ne avevano sommariamente parlato durante quella serata di Aggiornamento E.C.M. che abbiamo fatto con l’Ordine dei Medici qualche mese fa.”

Infatti !! Bravo Gianni … proprio durante quella serata E.C.M. il Primario della Chirurgia Maxillo Facciale ci fece una bellissima lezione sulle lesioni nervose .. dalla diagnosi al trattamento… se vuoi riguardati gli appunti e le slide di quella serata…  se ricordi, ci disse anche che in una piccola percentuale di casi la causa della complicanza può essere l’azione dell’ago che “tocca” il nervo durante la fase di ingresso nei tessuti molli oppure può essere il farmaco anestetico stesso a dare origine ad una  alterazione della conduzione del segnale… ma sono condizioni transitorie, e ribadisco transitorie … quindi in assenza di manovre cruente sul nervo, come appunto nel tuo caso, inizio a pensare che di una e/o di entrambe queste evenienze si potrebbe essere trattato. Quindi l’Odontologo Forense ti direbbe di stare moderatamente tranquillo perché sembra che tu abbia fatto tutto leges artis .. a proposito, adesso che ti ricordi bene cosa hai fatto durante la seduta, scrivi in modo completo tutti i dettagli nella scheda clinica della paziente… poi pomeriggio aggiungerai i test che vorrai fare

Cosa dice l’Odontologo forense

Per illustrare cosa sia il programma E.C.M. nulla di meglio che riportare quanto scritto nel sito dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali: L’ECM è il processo attraverso il quale il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale. La formazione continua in medicina comprende l’acquisizione di nuove conoscenze, abilità e attitudini utili a una pratica competente ed esperta. I professionisti sanitari hanno l’obbligo deontologico di mettere in pratica le nuove conoscenze e competenze per offrire una assistenza qualitativamente alta. Quindi prendersi cura dei propri pazienti con competenze aggiornate, senza conflitti di interesse, in modo da poter essere un buon professionista della sanità.

Anche nel Codice di Deontologia Medica esiste un articolo che si occupa di normare l’aggiornamento dei Medici e degli Odontoiatri. e recita: “Aggiornamento e formazione professionale permanente. Il medico, nel corso di tutta la sua vita professionale, persegue l’aggiornamento costante e la formazione continua per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze professionali tecniche e non tecniche, favorendone la diffusione ai discenti e ai collaboratori. Il medico assolve agli obblighi formativi.”

Cosa dice l'Avvocato

L’avvio del Programma nazionale di Educazione Continua in Medicina (ECM) nel 2002, seguito dalle disposizioni del DLgs 502/1992 e del DLgs 229/1999, ha segnato un punto di svolta nell’ambito della formazione continua per i professionisti della sanità in Italia, sottolineando l’importanza dell’aggiornamento e dello sviluppo delle competenze individuali. Questo programma ha introdotto un nuovo approccio per garantire che i professionisti sanitari mantengano le loro competenze aggiornate rispetto ai progressi nel campo medico e odontoiatrico, essenziale per la qualità dell’assistenza e la gestione dei casi complessi.

Con l’entrata in vigore della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, la gestione amministrativa dell’ECM e il supporto alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua sono stati trasferiti all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), marcando un passaggio significativo verso una gestione più strutturata e centralizzata del programma. Questo cambiamento ha mirato a rafforzare la governance del sistema ECM, promuovendo una formazione continua efficace e coerente a livello nazionale.

L’Accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2007 ha ulteriormente definito la nuova organizzazione e le regole per la governance del sistema ECM per il triennio 2008-2010, identificando in Agenas la “casa comune” per la formazione continua. Questo riordino ha evidenziato l’importanza di un sistema nazionale strutturato per lo sviluppo professionale continuo, essenziale per assicurare che i professionisti della sanità siano sempre al passo con le evoluzioni del settore, garantendo così la migliore assistenza possibile ai pazienti.

..altra cosa, ti eri ricordato di comunicare alla Paziente la possibilità di questa evenienza quando ha prestato il consenso alla terapia?” chiedo a Gianni.

Risposta dell’Amico e Collega: “ma dai Ste.. non mi dire che tu prima di fare ogni singola anestesia ad ogni singolo Paziente gli dici che gli verrà una riduzione temporanea o permanente della funzionalità del nervo in questione. Oppure che morirà per una reazione allergica grave con broncospasmo.. insomma uno shock anafilattico mortale per una carie !!”. Poi con tono quasi arrabbiato continua: “ comunque tutti i miei pazienti firmano il consenso prima di effettuare qualsiasi terapia. In qualche caso, come forse in questo, essendo una paziente che seguo da tempo sarà magari datato qualche anno fa… uso i moduli che usiamo tutti noi Colleghi e che sono sicuramente puntuali.. adesso non ricordo con precisione le parole ma è menzionata sicuramente anche la possibilità di complicanze neurologiche!”.

Gianni … tranquillo… mi hai chiesto un parere “forense” e te lo sto dando. Non pensare a cosa faccio io o un altro Collega.. dobbiamo pensare come è giusto agire in modo ideale… solo se il tuo agire, anche come informazione alla paziente, fosse deficitario la paziente potrebbe ritenere scorretto il tuo operato. Quindi, moduli firmati anni fa a parte, ti ricordi se hai detto qualcosa alla paziente prima di fare l’anestesia?”.

Certo, ricordo sempre ai pazienti le principali “sfighe” mentre preparo la siringa, comprese le complicanze neurologiche … oramai è una consuetudine… quando mi ha chiesto di aumentare l’anestesia le ho anche detto che se non stava ferma si sarebbe anche potuto rompere l’ago e che l’anestesia in un caso su non ricordo quanti milioni provoca la morte del paziente ! …quando dopo la prima fiala continuava a muoversi non appena sentiva il rumore della turbina o le vibrazioni del micromotore le ho anche detto che avevo quasi terminato la procedura, di aver pazienza pochi secondi per finire la rimozione della carie. Ma non c’è stato verso.. continuava a dire che aveva fastidio, e ti ridico fastidio (!), così mi ha obbligato a fare la seconda fiala di anestetico.. e a quel punto per essere sicuro dell’effetto ha scelto di fare il blocco tronculare del NAI… dai Ste, cosa potevo fare?”.

Nulla di diverso, credo. Riporta queste tue parole nel diario clinico” la mia risposta.

Cosa dice l’Odontologo forense

Dal punto di vista strettamente operativo non si può procedere ad un trattamento se non si è ottenuta una anestesia efficace e molto spesso i molari mandibolari risultano poco “sensibili” a certi tipi di anestesia, definita plessica, che però risultano correlati a minori complicanze. L’odontoiatra non avendo ottenuto una efficacia sufficiente ad eseguire le manovre terapeutiche con la prima “tranche” di anestetico decide di eseguire una seconda “tranche” adottando una tecnica iniettiva diversa, definita tronculare, più difficile da eseguire ma potenzialmente più efficace, sebbene correlata a tassi maggiori di complicanze e non solo neurologiche.

Dal punto di vista strettamente Odontologico Forense è necessario che il Paziente sia adeguatamente informato circa il trattamento cui si vuole sottoporre per poterne dare il Suo consenso. L’informazione deve riguardare tutte le possibili complicanze correlate al trattamento in oggetto, anche se rare. È preferibile ottenere il consenso ogni volta che si sta per eseguire una terapia; contrariamente a quanto spesso si sente dire il consenso può essere espresso dal paziente anche in forma orale e in questo caso deve venir annotato dall’Odontoiatra nel diario clinico; certamente la forma scritta facilita l’Operatore nella dimostrazione dell’avvenuto consenso.

Cosa dice l'Avvocato

Il consenso informato è un principio fondamentale nel diritto sanitario. I professionisti della salute sono tenuti a informare i pazienti sui rischi, benefici e alternative di qualsiasi trattamento proposto. Questo consenso deve essere ottenuto prima di procedere con qualsiasi intervento medico o odontoiatrico. La mancanza di un consenso informato adeguato può portare a responsabilità in capo al sanitario.

La documentazione accurata del consenso informato è fondamentale ai fini della prova. Nel caso presentato, l’odontoiatra ha affermato di aver informato la paziente sui rischi, ma si affida a un consenso firmato anni prima. È preferibile rinnovare il consenso per ogni trattamento specifico, specialmente se ci sono rischi significativi o se il trattamento differisce da quelli precedenti. La mancanza di una documentazione aggiornata e specifica può complicare la difesa in caso di contestazioni.

Nel caso in cui manca il consenso informato il personale sanitario deve risarcire il paziente dalle conseguenze pregiudizievoli derivate dall’effettuazione di un intervento. Ciò deve avvenire anche se l’intervento è eseguito correttamente, e tale correttezza è stata accertata in sede di giudizio.

Allora..prima cosa, hai detto alla paziente che poteva succedere! Quindi l’hai informata..seconda cosa, è stata Lei a chiederti di aumentare l’anestesia, quindi il suo consenso è ovvio. Poi ti ricordo, notizia “forense”, che circa il 90% delle lesioni nervose da anestesia troculare si risolvono spontaneamente entro alcuni mesi. Adesso non ci rimane che aspettare questo pomeriggio.. in questi casi io mi preparo una sorta di scaletta dei vari test che voglio fare.. quindi almeno il controllo della sensibilità tattile con il cotton fioc o un batuffolo di cotone e il controllo della discriminazione spaziale con il test del pennellino, poi la sensibilità termica con il cotone intriso di ipotermizzante e infine la sensibilità dolorifica .. così si incomincia a mappare il territorio che eventualmente non risponde in modo normale ai test.. puoi anche disegnarlo sulla cute con la matita dermografica o un pennarello e poi fai una fotografia da archiviare nella scheda della Paziente, così possiamo controllare nel tempo l’evoluzione. Ultima cosa.. ti ricordo che, se ritieni di seguire il protocollo della nostra serata di aggiornamento, potresti anche prescrivere alcuni integratori a base di Acido αLipoico, L-acetilcarnitina e Vitamine del Gruppo B per un periodo di alcuni mesi.. possono essere di aiuto al recupero della funzionalità del nervo… comunque inizia a rivedere la paziente e dopo magari ci sentiamo per telefono”.

Va bene Ste, seguo i tuoi suggerimenti e ti aggiorno. Nel caso avessi difficoltà nella gestione dei test ti riferirò la paziente. Intanto grazie. A presto.

Cosa dice l’Odontologo forense

È molto importante per una valutazione sia clinica che di Odontologia Forense sottoporre il soggetto presunto leso ad una serie di test che possono essere clinici, ovvero da eseguirsi in studio da parte di un Odontoiatra o di un Odontologo Forense, oppure neurofisiologici da far eseguire ad un Medico specialista in Neurologia.

Si rende poi necessario rivedere il paziente ripetutamente nel tempo per monitorare l’andamento della sintomatologia clinica e decidere di conseguenza se e come intervenire. Nei primi 3 mesi le rivalutazioni cliniche sono consigliabili ogni 2-3 settimane. Va tenuto presente che la eventuale rigenerazione nervosa può essere considerata avvenuta per gran parte dopo un anno dell’evento lesivo e in modo pressoché definitivo a due anni.

Cosa dice l'Avvocato

Nel contesto delle lesioni nervose causate da procedure odontoiatriche i pazienti possono affrontare una serie di spese aggiuntive. Queste possono includere le visite specialistiche, test diagnostici, trattamenti e farmaci necessari per la gestione e il recupero dalla lesione. Questi costi possono essere significativi e variano a seconda della gravità della lesione e della durata del trattamento richiesto.

Se si stabilisce che la lesione nervosa è stata causata da una negligenza professionale, il paziente potrò avere diritto a un risarcimento che copre, oltre ai costi diretti del trattamento, i farmaci e le visite specialistiche sostenute, oltre a eventuali danni non patrimoniali (danni biologici).

È essenziale per i pazienti documentare accuratamente tutte le spese mediche e i trattamenti correlati alla lesione nervosa. Conservare ricevute, fatture e documenti delle visite mediche è fondamentale per supportare la richiesta di risarcimento.

Verso le ore 19,30 di quello stesso giorno il telefono dello Studio squilla e la mia assistente come sempre risponde: “Studio Odontoiatrico Dottor Pettazzi, buonasera …”. “Ciao Carmen, sono Gianni, dovreste aver finito di lavorare, posso parlare con Stefano?

L’assistente mi passa la telefonata informandomi che il tono dell’Amico/Collega sembra più tranquillo. Il risultato della visita di controllo è tutto sommato buono, la Paziente infatti riferisce forse una diminuzione, anche se piccola, della sensazione di anestesia e l’Odontoiatra ha rilevato solo una ristretta area di riduzione della sensibilità del labbro inferiore e della cute situata sotto il labbro. La cosa che ha stupito Gianni è però che fosse la Paziente a scusarsi per l’accaduto ed il “disturbo” causato all’Odontoiatra, quasi autoaccusandosi della complicanza evidenziatasi, e insorta a suo dire per aver insistito nel chiedere di somministrare ulteriore anestesia. Gianni correttamente ha spiegato alla paziente che, in base anche al consulto telefonico intercorso con il Collega Odontologo Forense, si può ipotizzare che la probabile causa del problema insorto risieda nella puntura accidentale del nervo provocata dall’ago oppure in un meccanismo di tossicità chimica correlata all’anestetico stesso, non certamente per “colpa” della paziente.

L’Odontoiatra comunica inoltre che ci vorranno un po’ di mesi di pazienza ma ci sono buone probabilità che il nervo si ripari, e per facilitare la ripresa prescrive gli integratori consigliati dal Documento “Raccomandazioni di buona pratica clinica nella gestione delle lesioni nervose del cavo orale” a cura della Società Italiana di Chirurgia Maxillo-Facciale.

Se non ci saranno altre evenienze e se come credo la situazione andrà migliorando, ci rivedremo fra 2 settimane per ripetere i test che abbiamo fatto oggi; se Lei è d’accordo fisserei già anche altri 3 appuntamenti di controllo scadenziati a 1, 2 e 3 mesi da oggi”.

Si, certo…grazie Dottore, mi scuso ancora per il disturbo” e “ Signora, nessun disturbo! Sono io che le ho somministrato il farmaco e quindi spetta a me scusarmi per questa complicanza” sono le frasi che si scambiano Medico e Paziente al termine della visita.

Cosa dice l’Odontologo forense

La pronta disponibilità dell’Operatore ad una valutazione in Studio di quanto riferito dalla paziente ha consentito di mantenere inalteratoil rapporto di fiducia tra Medico e Paziente anche a fronte di una complicanza potenzialmente importante sotto l’aspetto fisico e psicologico.

Le spiegazioni, con una modalita chiara e facilmente comprensibile, su quanto probabilmente accaduto e su quanto dovrebbe accadere nei prossimi mesi, hanno permesso di “tranquillizzare” la Paziente e motivarla ad un periodo di vigile attesa che potrebbe durare alcuni mesi per la auspicata progressiva ripresa della funzionalità del tronco nervoso . Il calendarizzare fin da subito una serie di controlli in Studio, consente alla Paziente di non sentirsi abbandonata e di poter contare sul supporto dell’Odontoiatra di fiducia.

Cosa dice l'Avvocato

In odontoiatria, così come in tutte le discipline mediche, la comunicazione tra medico e paziente riveste un ruolo critico non solo nella gestione clinica ma anche nella prevenzione di conflitti. Un’efficace comunicazione, soprattutto in situazioni di errore come una lesione nervosa causata da anestesia, è essenziale per mantenere la fiducia del paziente. L’odontoiatra, riconoscendo e discutendo apertamente l’errore, può prevenire l’insoddisfazione del paziente, promuovendo un ambiente di trasparenza e fiducia. Questo include ammettere l’errore, fornire spiegazioni chiare sulle circostanze e impegnarsi in un follow-up regolare per dimostrare la propria dedizione al benessere del paziente.

La gestione post-errore prevede un supporto continuo e controlli regolari, fondamentali per rafforzare il rapporto di fiducia con il paziente e per dimostrare l’impegno dell’odontoiatra nella cura. Questo approccio non solo aiuta a mitigare le preoccupazioni del paziente ma stabilisce anche una base solida per la gestione di eventuali complicazioni, evidenziando l’importanza di un comportamento professionale responsabile.

Nel caso in cui emergano complicazioni che portano il paziente a considerare azioni legali, l’intervento di un avvocato specializzato in risarcimento danni odontoiatrici diventa cruciale. Un legale con esperienza specifica nel campo può offrire una valutazione professionale del caso, consigliare sulle azioni migliori da intraprendere e assistere nella negoziazione di un risarcimento, sottolineando l’importanza di un supporto legale specializzato in tali contesti.

Se avete sperimentato complicanze a seguito di trattamenti odontoiatrici e avete dubbi o preoccupazioni riguardo alla gestione del vostro caso, non esitate a contattare il nostro studio legale per una consulenza. Siamo esperti nel campo del risarcimento danni odontoiatrici e possiamo offrirvi supporto e guida professionale per assicurarvi che i vostri diritti siano tutelati.

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