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L’articolo pubblicato dall’avv. Angelo Forestieri per la rivista Altalex.it affronta un tema delicato nel diritto civile: il risarcimento per la perdita di un “feto nato morto”, esaminando le decisioni della Cassazione civile, in particolare l’ordinanza n. 22859/2020.

La pronuncia mette in luce l’importanza di riconoscere il danno emotivo e psicologico subito dai genitori e dai familiari in casi di “morte del feto”, pur riconoscendo le sfide nel quantificarlo in termini monetari; riflette, inoltre, un tentativo di equilibrare il riconoscimento del dolore dei genitori con le limitazioni intrinseche nel valutare relazioni affettive che non hanno avuto la possibilità di svilupparsi.

Feto nato morto: Quale risarcimento riconoscere?

La Cassazione civile (ordinanza n. 22859/2020) illustra i criteri per la sua corretta liquidazione in termini monetari

La Corte chiarisce che il danno risarcibile concerne la perdita di una relazione affettiva potenziale, non avendo avuto luogo la possibilità di stabilire un legame concreto a causa della “morte del feto” prima della nascita.

La distinzione principale che l’articolo di commento all’ordinanza citata evidenzia è tra il danno subito dai genitori per la “morte neonato risarcimento”, con cui hanno avuto l’opportunità di stabilire un legame affettivo, e il danno derivante dalla perdita di un “feto morto in pancia”, ovvero un feto nato morto. La Corte sottolinea che, nel secondo caso, il danno è percepito diversamente poiché si basa su un legame affettivo che non ha avuto la possibilità di manifestarsi.

Per la liquidazione dei danni conseguenti alla morte del feto, la Corte fa riferimento alle tabelle milanesi, che offrono un parametro per la quantificazione dei danni non patrimoniali in casi simili. Tuttavia, enfatizza che, data la natura potenziale della relazione affettiva perduta, il risarcimento dovrebbe essere determinato in modo equitativo, tenendo conto della specificità del caso e del fatto che non esiste una tabellazione espressa per situazioni di questo tipo.

La decisione della Corte d’Appello, che aveva imposto all’azienda ospedaliera il risarcimento dei danni ai genitori e ai nonni del “feto nato morto”, viene confermata dalla Cassazione che riconosce la legittimità di un risarcimento per la perdita di una relazione affettiva potenziale, pur sottolineando la necessità di un approccio equitativo nella sua quantificazione.

 

Per una comprensione più approfondita delle sfumature legali e delle implicazioni di questa decisione in altri casi simili, leggi l’articolo intero in formato PDF pubblicato per la rivista giuridica Altalex qui sotto.

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