Intervento di protesi all’anca: tra complicazioni, revisione e risarcimento dei danni

L’intervento chirurgico di protesi all’anca, come ogni altro intervento, può comportare una serie di rischi che devono essere il più possibile minimizzati per non arrecare danno al paziente. Questa particolare tipologia di intervento, infatti, è quella che più di frequente espone le strutture sanitarie a richieste di risarcimento danni da parte dei pazienti danneggiati a causa dell’inserimento di protesi di dimensioni errate, infezioni o difetti di fabbricazione delle protesi stesse.

Un intervento di protesi mal riuscito significa, con ogni probabilità, esporre il paziente a continue problematiche quotidiane.

Le conseguenze per il paziente danneggiato, in questi casi, non sono da poco e la sua vita cambia drasticamente in alcuni casi: ci sono persone che hanno dovuto stravolgere la propria attività lavorativa e riadattare il proprio lavoro e le proprie attività quotidiane in conseguenza di quell’operazione.

I soggetti che presumono di aver subito danni per protesi difettose o infette, ma anche inserite in modo non corretto, devono affidarsi ad un legale specializzato per accertarsi della reale responsabilità sanitaria.

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Come per qualsiasi intervento chirurgico, anche negli interventi di protesi all’anca possono verificarsi complicanze postoperatorie; talvolta, alcune problematiche con la protesi sono rilevate quasi immediatamente dal paziente, altre volte, possono manifestarsi a distanza di anni.

In situazioni gravi può essere richiesto al paziente di sottoporsi ad un secondo intervento chirurgico, che prende il nome di chirurgia di revisione.

Alcune delle complicazioni associate alla protesi all’anca sono dovute ai materiali utilizzati nella costruzione dell’impianto stesso.

Ad esempio, le protesi all’anca metallo su metallo, denominate MoM dall’inglese Metal on Metal, possono rilasciare, a causa dello sfregamento, ioni metallici che entrano nel flusso sanguigno del paziente provocandogli un avvelenamento da metalli, conosciuto come “metallosi” da cobalto o cromo.

Simile fenomeno può essere all’origine di reazioni infiammatorie locali a loro volta causa di comparsa di sintomatologia a carico dell’anca che può esitare in un fallimento dell’impianto e nella necessità di una revisione chirurgica del medesimo.

Per lo sfortunato paziente vi sarà il prodursi di un danno causato da uno stato di stress psicofisico dovuto alla consapevolezza di doversi sottoporre ad un altro intervento chirurgico rischioso e molto più invasivo rispetto al precedente, aggravato dall’ulteriore rischio infettivo, nonché dalle difficili conseguenti terapie riabilitative.

In tali casi è quindi configurabile una responsabilità sia dell’azienda produttrice delle protesi, sia degli operatori sanitari che, consapevoli del rischio metallosi, hanno comunque proceduto all’inserimento di tale impianto.

Un’altra grave complicazione che può verificarsi dopo l’intervento di protesi all’anca, è quella denominata “osteolisi”, data dalla perdita del tessuto osseo intorno alla protesi che si verifica mentre il corpo lavora per “ripulire” le particelle estranee prodotte dall’impianto durante i normali movimenti.  Ciò riduce la mobilità e quindi il fallimento dell’impianto.

Altre complicazioni legate a questo tipo di intervento sono l’allentamento della protesi all’anca, la lussazione articolare, la necrosi avascolare (morte dell’osso), le infezioni all’impianto, l’ossificazione eterotopica (i tessuti molli si calcificano), la frattura e, in rari casi, l’emissione di un suono stridulo.

Non è raro, a tale riguardo, il caso di chi già dopo le dimissioni, è colto da febbre e forti dolori e, malgrado le successive terapie, le condizioni di salute non migliorano. In tale quadro gli esami medici, potranno mettere in evidenza un quadro compatibile con un’infiammazione.

Da ultimo, anche la lesione neurologica è complicanza possibile e ben descritta negli interventi di protesizzazione e il nervo femorale è il maggiormente interessato nella via di accesso laterale o anterolaterale.

Potrà sembrare superfluo ma è bene ribadire che in tutte queste situazioni, chi ritiene di aver subito pregiudizio per l’impianto di protesi all’anca dovrà sottoporre tutta la documentazione clinica ad una valutazione congiunta da parte di un legale, di un medico legale e di uno Specialista ortopedico al fine di valutare se il proprio pregiudizio sia fondato e poter richiedere un risarcimento.

In caso positivo, l’avvocato sarà in grado di far valere i diritti del danneggiato nei confronti dei predetti soggetti responsabili, al fine di ottenere l’integrale ristoro dei danni subiti.

Protesi difettosa risarcimento danni

Nei casi di protesi difettosa è quindi configurabile una responsabilità sia dell’azienda produttrice delle protesi, sia degli operatori sanitari

Il risarcimento può, da un lato, aiutare il paziente nel sostenere i costi per le cure mediche ed interventi riparatori futuri e, dall’altro, compensare il dolore e la sofferenza anche psicologica, conseguenti alle complicanze subite in seguito all’installazione della protesi difettosa.

In tutti i casi di difetto di protesi, vuoi per un mal posizionamento vuoi per un sovradimensionamento della protesi, si può aver diritto ad ottenere il risarcimento per i disagi quotidiani e per la qualità di vita compromessa dal dolore tenuto conto delle difficoltà di deambulazione a cui si è costretti.

Come detto poc’anzi, è opportuno ribadire che, chi ritiene di aver subito danni per protesi difettose o infette, ma anche inserite in modo non corretto, può e deve  affidarsi ad un legale specializzato in errori medici, per essere sicuro di ottenere giustizia.

Chi ha subito l’impianto di una protesi difettosa ha subito una grave lesione del suo diritto alla salute, le cui conseguenze devono essere necessariamente risarcite.

La prima cosa da fare, nel caso si voglia richiedere il risarcimento, consiste nel richiedere la cartella clinica integrale all’ospedale dove si è stati operati e ricercare all’interno di questa la pagina che riporta, in fotocopia, gli adesivi provenienti dall’incarto delle protesi. Si tratta di cartellini della dimensione di un francobollo, che contengono data di scadenza, tipo e lotto della protesi, necessari a verificare che si tratti o meno di un componente di protesi “difettoso”.

danno biologico protesi anca Danno biologico protesi anca

I risarcimenti danni, per difetto di protesi, possono variare a seconda della gravità, e soprattutto se sussiste o meno la possibilità d’impiantare una nuova protesi.

Spesso, i paziente danneggiati lamentano una gravissima disabilità deambulatoria, con marcata zoppia e dolore cronico. Il susseguirsi di interventi inefficaci e invasivi procurano ulteriori  problemi invalidanti come l’assoluta impossibilità di esercitare professioni aventi mansioni fisiche, unita a grave difficoltà deambulatoria e a un sensibile danno estetico.

Tutti queste situazioni devono essere prese attentamente in considerazione ai fini della quantificazione del danno biologico.

Il paziente ha il diritto di vedersi riconosciuto un risarcimento per tutti i danni subiti, siano essi patrimoniali e non patrimoniali.

danni patrimoniali consistono in tutte le spese sostenute (terapie, farmaci, interventi, ecc.) e nel mancato guadagno sofferto (ossia la perdita di introiti futuri e di occasioni di profitto come giorni ed appuntamenti di lavoro) a causa delle lesioni patite.

Per quanto riguarda i danni di natura non patrimoniale, (danno biologico, danno morale), per la quantificazione dell’importo del risarcimento, la Legge ha stabilito che vengano utilizzate le stesse tabelle applicate per il risarcimento dei danni fisici da incidente stradale, consultabili qui, nel caso in cui le lesioni riscontrate abbiano una invalidità permanente compresa tra 1 e 9 punti percentuali. Per le invalidità gravi, superiore al 9% sono utilizzate le tabelle del danno biologico da macropermanenti.

Per determinare ed accertare l’entità dei danni subiti, sarà necessario effettuare un’approfondita relazione medico legale, mettendo a disposizione del professionista tutti i documenti medici inerenti il caso in questione, possibilmente allegando anche una copia della cartella clinica

Confermato l’errore medico ed il suo nesso di causa con i danni riportati sarà possibile, quindi,  procedere con la richiesta di risarcimento da inviare al medico ortopedico responsabile del sinistro e alla struttura ospedaliera dove quest’ultimo lavora.

Se hai bisogno di supporto per quantificare i tuoi danni o per capire cosa è andato storto nell’intervento di protesi all’anca, siamo a tua disposizione insieme al medico legale e all’ortopedico e al tema di specialisti per valutare in modo serio ed approfondito il problema che stai vivendo.

Per ulteriori informazioni consulta questa pagina o richiedi un appuntamento QUI per raccontarci il caso.

 

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